Una settimana è sufficiente per innamorarsi? No. Una settimana è sufficiente per innamorarsi di New York? Assolutamente sì. Il problema però sorge quando torni a casa: vorresti riprendere la tua vita e conservare i ricordi del viaggio, ma improvvisamente, come un ex persistente, New York è dovunque. E’ nei film, nei telefilm, nella newsletter che continua ad arrivarmi tramite e-mail, nei biglietti dei musei che spuntano dovunque in camera mia e che non mi decido a buttare.
Mi manca. Mi manca il casino, l’umanità, la puzza di hot dog a ogni angolo, i tassisti impietosi che sotto la pioggia non ti portano dove vorresti tanto arrivare, mi mancano le sirenne delle ambulanze alle 4 di mattina, mi manca Korea road, un’unica strada su un mondo parallelo e incomprensibile, il cappuccino di Starbucks senza l’ombra di caffè, quando avrei tanto avuto bisogno di caffeina. Il MET, che mi ha fatto venire la lacrimuccia, con tutte quelle opere d’arte che avevo visto solo nelle slide del professore di storia dell’arte. Il sushi. E le luci.
Semplicemente
